Nato a Cigliano (Vercelli) il 5 dicembre 1913 in una famiglia di modeste condizioni, Giovanni Bollea è stato uno studente brillante. Trasferitosi a Torino nei primi anni Venti, frequenta il liceo classico Gioberti e nel 1932 si iscrisse alla facoltà di Medicina. Rimasto orfano di entrambi i genitori, prosegue gli studi grazie a borse di studio e incarichi universitari. Si laurea con lode nel 1938 e nello stesso anno sposa Renata Jesi e si trasferì a Roma.
Nella capitale segue le lezioni di Ernesto Lugaro, che lo orienta verso la neuropsichiatria. Si specializza nel 1941 presso la Clinica delle malattie nervose e mentali diretta da Ugo Cerletti, che diviene il suo maestro. In questi anni matura una crescente insoddisfazione verso l’impostazione esclusivamente organicista della psichiatria.
Nel 1942 cura, insieme alla prima moglie Renata Jesi, la traduzione italiana de Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna di Carl Gustav Jung (1931), contribuendo alla diffusione del pensiero junghiano in Italia.
Durante la Seconda guerra mondiale è tenente medico e partecipa alla campagna di Russia. Ferito durante la ritirata del 1943, rientra in Italia.
Nel 1946 partecipa a Losanna a un corso internazionale sui traumi psicologici dell’infanzia nel dopoguerra, entrando in contatto con studiosi come Jean Piaget e con modelli avanzati di assistenza all’infanzia. Tornato in Italia, si impegna per il riconoscimento della neuropsichiatria infantile come disciplina autonoma.
Nel 1947 promuove la diffusione dei centri medico-psico-pedagogici e fonda a Roma il primo Centro medico-psico-pedagogico (CMPP), organizzato secondo il modello del lavoro d’équipe – psichiatra, psicologo e assistente sociale – in collaborazione con scuola e tribunale per i minorenni.
Tra il 1948 e il 1951 si perfeziona a Parigi presso la clinica di Georges Heuyer, consolidando una visione multidimensionale della neuropsichiatria infantile. Avvia un’analisi personale con Nicola Perrotti e introduce precocemente la psicoanalisi nel lavoro clinico con i minori, promuovendo anche le “Scuole dei genitori”.
Nel 1956 ottiene la prima libera docenza italiana in neuropsichiatria infantile e nel 1959 gli viene affidato il primo corso universitario della disciplina, insieme all’organizzazione della scuola di specializzazione.
Negli anni Sessanta intensifica l’attività scientifica e partecipa al dibattito sulle riforme scolastiche e sulle classi differenziali.
Nel 1965 viene chiamato alla cattedra di neuropsichiatria infantile all’Università di Roma, ottenendo l’autonomia della disciplina rispetto alla psichiatria degli adulti. Il 6 giugno 1967 inaugura il primo Istituto universitario di neuropsichiatria infantile in Italia, in via dei Sabelli a Roma, che diviene presto un punto di riferimento nazionale e internazionale.
Nel 1971 fonda la Società italiana di neuropsichiatria infantile, di cui diviene presidente. Negli anni Settanta approfondisce il dialogo con la psicoanalisi britannica, in particolare con il pensiero di Donald Winnicott, promuovendo un corso di formazione psicoanalitica per psicoterapeuti dell’età evolutiva e contribuendo alla fondazione dell’Associazione per lo sviluppo delle scienze neuropsichiatriche dell’età evolutiva (ASNE).
Nel 1978 sposa in seconde nozze Marika Carniti.
Nel 1980 pubblica il Compendio di psichiatria dell’età evolutiva, sintesi della sua esperienza clinica e didattica.
Nel 1984 viene nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ricevendo successivamente ulteriori onorificenze nello stesso Ordine fino al grado di Grande Ufficiale.
Nel 2003 riceve la Laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione dall’Università di Urbino ed esce il suo primo libro divulgativo “Le madri non sbagliano mai”.
Nel 2005 riceve la Laurea ad honorem in Psicologia dall’Università di Roma La Sapienza e pubblica il suo secondo libro divulgativo “Genitori grandi maestri di felicità”.
Muore a Roma il 6 febbraio 2011.














