
Giovanni Bollea
“Amore e senso di dovere verso il malato, amore e senso del dovere verso lo studente, entusiasmo per la ricerca scientifica, scrupolosità per l’insegnamento didattico, ampiezza di vedute e costanza nel lavoro di ricerca, senso sociale vivo e sempre attivo nello studio del caso individuale: ecco, in sintesi, gli insegnamenti che ho ricevuto. Essi rappresentano la mia carta d’identità scientifica e didattica, se sono stato, come spero, un buon allievo”.

Giovanni Bollea
“Amore e senso di dovere verso il malato, amore e senso del dovere verso lo studente, entusiasmo per la ricerca scientifica, scrupolosità per l’insegnamento didattico, ampiezza di vedute e costanza nel lavoro di ricerca, senso sociale vivo e sempre attivo nello studio del caso individuale: ecco, in sintesi, gli insegnamenti che ho ricevuto. Essi rappresentano la mia carta d’identità scientifica e didattica, se sono stato, come spero, un buon allievo”.

Giovanni Bollea
“Amore e senso di dovere verso il malato, amore e senso del dovere verso lo studente, entusiasmo per la ricerca scientifica, scrupolosità per l’insegnamento didattico, ampiezza di vedute e costanza nel lavoro di ricerca, senso sociale vivo e sempre attivo nello studio del caso individuale: ecco, in sintesi, gli insegnamenti che ho ricevuto. Essi rappresentano la mia carta d’identità scientifica e didattica, se sono stato, come spero, un buon allievo”.
Nato a Cigliano (Vercelli) il 5 dicembre 1913 in una famiglia di modeste condizioni, Giovanni Bollea fu uno studente brillante. Trasferitosi a Torino nei primi anni Venti, frequentò il liceo classico Gioberti e nel 1932 si iscrisse alla facoltà di Medicina. Rimasto orfano di entrambi i genitori, proseguì gli studi grazie a borse di studio e incarichi universitari. Si laureò con lode nel 1938 e nello stesso anno sposò Renata Jesi e si trasferì a Roma.
Nella capitale seguì le lezioni di Ernesto Lugaro, che lo orientò verso la neuropsichiatria. Si specializzò nel 1941 presso la Clinica delle malattie nervose e mentali diretta da Ugo Cerletti, che divenne il suo maestro. In questi anni maturò una crescente insoddisfazione verso l’impostazione esclusivamente organicista della psichiatria.
Saggi e articoli
Saggi e articoli

Finalità e compiti della neuropsichiatra infantile
Estratto da “Infanzia anormale”, Rivista di Neuropsichiatria infantile - Luglio-agosto 1967
Estratto da “Infanzia anormale”, Rivista di Neuropsichiatria infantile - Luglio-agosto 1967
Il 30 maggio 1967 Giovanni Bollea, inaugurando l’insegnamento di Neuropsichiatria Infantile alla Sapienza, presenta la disciplina come una nuova e necessaria area della medicina, nata dal progresso scientifico e dai cambiamenti sociali. Dopo averne ricostruito brevemente le origini e le motivazioni storiche, ne definisce l’identità come ambito autonomo e profondamente multidisciplinare, centrato sul bambino nella sua globalità e destinato a diventare un punto di riferimento nel panorama medico italiano.
La mia vera grande rivoluzione
tratto da “Giovanni Bollea, 97 anni di futuro” – Fondazione Child 2012
Nel 1948 il Ministero italiano degli Affari Sociali partecipò a Losanna alla “Semaine internationale pour l’enfant victime de la guerre”, un’iniziativa dedicata all’assistenza dei bambini traumatizzati dalla Seconda guerra mondiale. L’Italia inviò sei esperti, tra cui tre psichiatri e tre pedagogisti; tra gli psichiatri c’era anche Giovanni Bollea, insieme ai professori Busnelli e Berrini di Milano.
Quell’esperienza si rivelò decisiva: grazie ai successivi colloqui con il Ministero degli Interni, Bollea contribuì alla creazione del primo centro OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), un’équipe innovativa composta da medici, psichiatri, psicologi e assistenti sociali, dedicata alla tutela e al sostegno dell’infanzia. Leggi di più



"Sei gay" e il ragazzo si uccide
Finalità e compiti della neuropsichiatra infantile
di Giovanni Bollea, La Repubblica 6 aprile 2007
Estratto da “Infanzia anormale”, Rivista di Neuropsichiatria infantile - Luglio-agosto 1967
di Giovanni Bollea, La Repubblica 6 aprile 2007
Tra le voci più ricercate dal mondo dell’informazione per la sua rara capacità di lettura e interpretazione della dimensione dell’età evolutiva, Giovanni Bollea è stato spesso chiamato a commentare i più diversi e drammatici fatti di cronaca riguardanti i minori, come nel caso di questo suo editoriale pubblicato da La Repubblica nel 2007 e relativo a un caso di suicidio di un ragazzo torinese di 16 anni legato all’identità di genere.
Il 30 maggio 1967 Giovanni Bollea, inaugurando l’insegnamento di Neuropsichiatria Infantile alla Sapienza, presenta la disciplina come una nuova e necessaria area della medicina, nata dal progresso scientifico e dai cambiamenti sociali. Dopo averne ricostruito brevemente le origini e le motivazioni storiche, ne definisce l’identità come ambito autonomo e profondamente multidisciplinare, centrato sul bambino nella sua globalità e destinato a diventare un punto di riferimento nel panorama medico italiano.
La mia vera grande rivoluzione
tratto da “Giovanni Bollea, 97 anni di futuro” – Fondazione Child 2012
Nel 1948 il Ministero italiano degli Affari Sociali partecipò a Losanna alla “Semaine internationale pour l’enfant victime de la guerre”, un’iniziativa dedicata all’assistenza dei bambini traumatizzati dalla Seconda guerra mondiale. L’Italia inviò sei esperti, tra cui tre psichiatri e tre pedagogisti; tra gli psichiatri c’era anche Giovanni Bollea, insieme ai professori Busnelli e Berrini di Milano.
Quell’esperienza si rivelò decisiva: grazie ai successivi colloqui con il Ministero degli Interni, Bollea contribuì alla creazione del primo centro OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), un’équipe innovativa composta da medici, psichiatri, psicologi e assistenti sociali, dedicata alla tutela e al sostegno dell’infanzia. Leggi di più
"Sei gay" e il ragazzo si uccide
di Giovanni Bollea, La Repubblica 6 aprile 2007
Tra le voci più ricercate dal mondo dell’informazione per la sua rara capacità di lettura e interpretazione della dimensione dell’età evolutiva, Giovanni Bollea è stato spesso chiamato a commentare i più diversi e drammatici fatti di cronaca riguardanti i minori, come nel caso di questo suo editoriale pubblicato da La Repubblica nel 2007 e relativo a un caso di suicidio di un ragazzo torinese di 16 anni legato all’identità di genere.
Videoteca
Videoteca
Esplorando l’archivio delle Teche Rai alla ricerca di Giovanni Bollea si scoprono, a partire dal 1961, e nel solo comparto TV, più di 300 contributi video: interviste realizzate dai telegiornali di tutte le reti o partecipazioni a diversi programmi televisivi, sia di largo ascolto che specialistici. La sua è una presenza mediatica sempre lucida e incisiva, che riconduce il dibattito pubblico e scientifico ad una rivoluzionaria visione interdisciplinare, con un approccio alla salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza positivo, inclusivo e integrato, che mette al centro il bambino ed è capace di abbracciare la famiglia, la scuola e la comunità. Nei contributi televisivi selezionati dalla Fondazione, frutto di una specifica ricerca realizzata in collaborazione con Rai Teche, lo ritroviamo alle prese con tematiche cruciali più che mai attuali: dalla denuncia degli elementi psicopatologici della fretta e dell’incomunicabilità nella società moderna, all’urgenza di allestire spazi pubblici adeguati per il gioco, la relazione e la crescita di bambini e ragazzi nelle grandi città; dalla necessità di un nuovo ruolo di corresponsabilità educativa per i padri nella vita familiare, all’importanza di introdurre la psicoterapia infantile nel servizio sanitario pubblico per le famiglie che non se la possono permettere. Non mancano alcuni scorci più intimi che rivelano la sua accogliente tenerezza e i ricordi della prima infanzia. Un filo rosso che si può riassumere con le sue stesse parole “...la salute psichica deve essere difesa nella stessa maniera e con la stessa intensità con cui difendiamo la nostra salute fisica.”
Alla vicenda personale e professionale di Giovanni Bollea la Rai ha dedicato nel 2021 anche una puntata della serie "Italiani", curata da Paolo Mieli per Rai Storia e disponibile su Rai Play qui.
Esplorando l’archivio delle Teche Rai alla ricerca di Giovanni Bollea si scoprono, a partire dal 1961, e nel solo comparto TV, più di 300 contributi video: interviste realizzate dai telegiornali di tutte le reti o partecipazioni a diversi programmi televisivi, sia di largo ascolto che specialistici. La sua è una presenza mediatica sempre lucida e incisiva, che riconduce il dibattito pubblico e scientifico ad una rivoluzionaria visione interdisciplinare, con un approccio alla salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza positivo, inclusivo e integrato, che mette al centro il bambino ed è capace di abbracciare la famiglia, la scuola e la comunità. Nei contributi televisivi selezionati dalla Fondazione, frutto di una specifica ricerca realizzata in collaborazione con Rai Teche, lo ritroviamo alle prese con tematiche cruciali più che mai attuali: dalla denuncia degli elementi psicopatologici della fretta e dell’incomunicabilità nella società moderna, all’urgenza di allestire spazi pubblici adeguati per il gioco, la relazione e la crescita di bambini e ragazzi nelle grandi città; dalla necessità di un nuovo ruolo di corresponsabilità educativa per i padri nella vita familiare, all’importanza di introdurre la psicoterapia infantile nel servizio sanitario pubblico per le famiglie che non se la possono permettere. Non mancano alcuni scorci più intimi che rivelano la sua accogliente tenerezza e i ricordi della prima infanzia. Un filo rosso che si può riassumere con le sue stesse parole “...la salute psichica deve essere difesa nella stessa maniera e con la stessa intensità con cui difendiamo la nostra salute fisica.”
Alla vicenda personale e professionale di Giovanni Bollea la Rai ha dedicato nel 2021 anche una puntata della serie "Italiani", curata da Paolo Mieli per Rai Storia e disponibile su Rai Play qui.
L'importanza del ruolo dell'assistente sociale nel rapporto con la famiglia e la scuola per la prevenzione e la cura dei problemi di salute mentale.
L'anticipazione del senso sociale dei bambini nell'età evolutiva, i ruoli disumanizzati della civiltà moderna e la necessità di difendere la salute psichica al pari di quella fisica.
Il rapporto dei bambini e dei ragazzi con il telefono come strumento di fantasia e di relazione.
I dolori nei ricordi della prima infanzia.
L'utilità dell'educazione sessuale in ambito scolastico.
Le mamme lavoratrici e il nuovo ruolo dei padri nella famiglia.
L'aumento dell'aggressività e della violenza giovanile.
I diritti dei bambini e degli adolescenti ad avere nelle grandi città spazi di gioco, relazione e crescita adeguati.
La battaglia per l'inserimento della psicoterapia nel servizio sanitario pubblico.
Le tappe dell'impegno e della carriera di Giovanni Bollea nel suo racconto in occasione del 90° compleanno.
Il ricordo e gli aneddoti della vita di Giovanni Bollea nelle parole della seconda moglie Marika Carniti Bollea, a meno di tre anni dalla sua scomparsa.
