La mia vera grande rivoluzione
tratto da “Giovanni Bollea 97 anni di futuro"
Nel 1948 il Ministero Italiano degli Affari Sociali invitò a Losanna i sei paesi aderenti alla “Semaine international pour l’enfant victime de la guerre”, per assistere l’infanzia traumatizzata dagli eventi della Seconda guerra mondiale. L’Italia inviò sei esperti: tre psichiatri e tre pedagogisti. Io feci parte della Commissione degli psichiatri assieme ai professori Busnelli e Berrini di Milano. Quell’esperienza fu molto importante per me (ma questo l’ho capito dopo) perché a seguito di alcuni colloqui con membri del Ministero degli Interni, su invito dello stesso, istituì il primo centro OMNI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) formato da medici, psichiatri, psicologi e assistenti sociali. Questo centro rivoluzionò – per così dire – il tipo dell’adolescenza e dell’infanzia di allora in quanto multidisciplinare formata da più figure per una diagnosi pluridimensionale in grado di studiare l’individuo sul piano psicologico, psicopatologico e sociale in rapporto soprattutto alla famiglia. Questa è stata la mia vera grande rivoluzione. In questo modo mi ricollegavo idealmente ai grandi fondatori della psichiatria che nel 1901 furono Sante de Sanctis, la Montessori e Montesano.
Nel 1948 presi la docenza presso la Clinica Malattie Nervose e Mentali di Roma e sempre nello stesso anno feci approvare, in seno alla stessa società, un settore dedicato alla neuropsichiatria infantile da affidare a Carlo de Sanctis con Segretario generale Giovanni Bollea. De Sanctis accettò con l’impegno che io diventassi segretario della Lega di Igiene Mentale attraverso la quale organizzai tre congressi di psichiatria, nell’ultimo dei quali a Venezia parlai del part-time delle donne. Era il 1954. questa battaglia fu poi sostenuta dai sindacati negli anni Settanta.
Seguì la costituzione di due altre importanti società l’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), e l’ANFAS (Associazione Italiana Famiglie Assistenza Spastici) antesignane entrambe delle proposte di legge raccolte nella 118 prima e 204 dopo a favore dei disabili. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta ho girato in lungo e in largo l’Italia per creare oltre 150 centri medico-psico-pedagogici (CNPP).
Arriviamo finalmente agli anni Sessanta quando viene creato il primo insegnamento a Roma di Neuropsichiatria Infantile, seguito nel 1963 dalla prima Cattedra Universitaria a Messina conferita al professor De Franco. Finalmente anche a Roma la Neuropsichiatria Infantile sale, per così dire, in cattedra. Era il 1965.
Come nasce via dei Sabelli? Già nel 1962 l’ONMI offre lo stabile di via dei Sabelli 108 in uso gratuito ventennale all’Università di Roma per la creazione di un Istituto di Neuropsichiatria Infantile, cui si aggiunge nel 1965 l’Istituto di Malattie Mentali e Nervose di Viale dell’Università 30, fondata nel 1933 da Sante De Sanctis e valorizzata nel ‘38 dal professor Cerletti.
La scuola da me fondata ha fatto molto per il disagio psicologico del giovane senza trascurarne l’aspetto educativo e lo ha fatto sempre in relazione ai genitori. Noi abbiamo tracciato una nuova modalità di intervento che inglobasse anche la famiglia. Il mio primo studio sull’importanza della figura paterna risale al 1954.
Praticamente tutta la psicoterapia italiana è stata rivista insieme alla psicoterapia familiare centrata sui bambini. È difficile sintetizzare trenta-quaranta anni di attività di un ricercatore esploratore, unito a un gruppo entusiasta, degli infiniti spunti emergenti dalle osservazioni quotidiane. In quegli anni avevo la piacevole sensazione di scoprire sempre tutto il nuovo constatando che l’applicazione di quel nuovo dava grandi e visibili risultati ed era spontaneo entusiasmarsi del bene che si faceva a quei bambini e adolescenti. Questo accendeva un clima di grande fervore nella vita dell’Istituto costituito da un formidabile gruppo di medici e ricercatori, sanitari, ausiliari, amministrativi. Un trionfo che dividevo continuamente quotidianamente con loro.

